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   Decreto legge su occupazione e mercato del lavoro
 

6 giugno 2003.
E' stata approvata dal Consiglio dei Ministri la Riforma Biagi, ovvero il decreto legislativo per l'attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro.
Obiettivo del governo è quello di aumentare il tasso di occupazione.
In ambito UE si prevede di arrivare al 70% entro il 2010. In Italia siamo solo al 54%.
Le leve per raggiungere tale obiettivo sono essenzialmente due: ampliare le forme di contratti atipici e liberalizzare il collocamento.
Nel seguito proponiamo alcune riflessioni utili per il mercato dei call center.


Co.co.co
Con tale decreto sembrerebbe che venga cancellata la figura del collaboratore coordinato e continuativo (oltre 2,4 milioni di iscritti all'Inps) che resterà autonomo solo se si riuscirà a stabilire che il lavoro è a progetto e non di fatto subordinato.
I co.co.co dovranno sempre indicare un progetto di lavoro e la sua durata massima, oltre che la retribuzione.
Si prevede che i contributi saliranno comunque dal 12% al 19% e che una disciplina transitoria sarà applicata per un anno, ovvero per quasi tutto il 2004, al fine di "regolarizzare" le posizioni che meno si avvicinano alla ispirazione del legislatore.
Di fatto nel caso di "lavoro a progetto" il lavoratore assume, senza vincolo di subordinazione, l'incarico di eseguire un progetto o un programma di lavoro, o una fase di esso, gestendo autonomamente il proprio lavoro in funzione del risultato, indipendentemente dal tempo impiegato.
La collaborazione riguarda esclusivamente un programma definito con una precisa scadenza temporale.
Se ci si riferisce in particolare al mercato dei call center, la legge "Biagi" non riguarda solo i co.c.o.co., ma anche altre forme contrattuali.

Lavoro a chiamata o job on call
Tale contratto prevede assunzioni a tempo determinato o indeterminato.
Il lavoratore dà una disponibilità a prestare un certo numero di giornate di lavoro nell'arco di un anno (probabilmente per il monte giornate andrà definito un minimo).
L'azienda può decidere quando impiegarlo, ad esempio in relazione a campagne di outbound o a picchi stagionali.
Si possono presentare due situazioni:
1) se il lavoratore è obbligato a rispondere quando l'azienda lo chiama riceverà un fisso mensile per compensare tale disponibilità,
2) se non è obbligato sarà retribuito solo in relazione alla prestazione.

Staff leasing
Le nuove regole definiscono il confine tra l'appalto di servizi (che richiede il requisito del potere organizzativo e direttivo nei confronti dei lavoratori da parte dell'appaltatore) e la somministrazione di lavoro (che prevede l'esercizio del potere direttivo in capo al soggetto utilizzatore). In questo secondo caso la somministrazione di lavoro avrà tutti i requisiti già richiesti all'agenzia di lavoro temporaneo e le tutele oggi previste per il lavoro interinale.

Per modernizzare gli strumenti giuridici che presidiano i processi di outsourcing e potendo contare sul positivo impiego di fornitura di prestazioni di lavoro temporaneo, con l'attuale decreto legge si decide perciò di rivedere la legge 1369/1960.
La rigidità nell'utilizzo della forza lavoro non si riscontra in altri Paesi ove pratiche di outsourcing sono ampiament diffuse.
Si fa riferimento al cosidetto leasing della manodopera: tecnica di gestione del personale imperniata su rapporti con agenzie specializzate nella fornitura a carattere continuativo e a tempo indeterminato di parte della forza lavoro di cui l'azienda ha bisogno per alimentare i suoi processi produttivi, soprattutto quelli che si innovano grazie alle nuove tecnologie e alle reti di telecomunicazioni.
Nasce pertanto lo staff leasing, ovvero - in presenza di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostituivo - le aziende potranno affittare manodopera a carattere continuativo dalle agenzie interinali. I lavoratori dipendono dalle agenzie e non possono perciò essere licenziati dalle aziende che però possono chiedere ed ottenere il cambio di un collaboratore.
Alla contrattazione si rinviano i limiti quantitativi di utilizzo, ovvero sino a quale percentuale si potrà ricorrere, come già accade per il lavoro interinale.


Contratto Assocallcenter.
L'associazione degli outsourcer, che aderisce a Confcommercio, firmerà a breve un contratto di categoria nazionale.
Le informazioni saranno diffuse al più presto
.


Sull'argomento LAVORO e RISORSE UMANE leggere:

Legge dal "libro bianco" di Marco Biagi


Orari di lavoro, nuove norme DL n.66 8 aprile 2003


Programma convegno Adecco - 27 giugno


Contratti individuali e contratto di associazione in partecipazione

Poichè alcuni call center outsourcer hanno chiesto informazioni su questa tipologia di contratto e su altri contratti individuali "tradizionali", nel seguito riportiamo alcune notizie.
Il contratto di associazione in partecipazione, disciplinato dall’articolo 2549 del codice civile, stabilisce che l’associante (imprenditore) attribuisca all’associato (lavoratore) una partecipazione agli utili dell’azienda.
Gli elementi che caratterizzano tale contratto sono costituiti dall’apporto dell’associato e dalla sua partecipazione agli utili dell’impresa o di un determinato affare.
Può costituire oggetto dell’apporto dell’associato una prestazione d’opera.
Qualora il contratto non specifichi la quota di utili spettanti all’associato, essa deve essere calcolata in proporzione al valore dell’apporto dell’associato rispetto al valore dell’impresa. Il calcolo è effettuato sulla base dei criteri di valutazione del bilancio dell’impresa.
L’associante ha diritto di essere informato sull’andamento dell’azienda e di esercitare i controlli.
L’associato ha diritto al rendiconto periodico della gestione dell’impresa. Nel caso di associazione in partecipazione ad uno o più affari, il rendiconto si limiterà agli affari compiuti.
La cessazione del rapporto contrattuale avviene per decorrenza del termine fissato dalle parti, per inadempimento contrattuale di una delle parti (salvo risarcimento), per perdite gravi o di entità tale da non consentire la prosecuzione dell’esercizio d’impresa. Se prevista nel contratto, la cessazione può avvenire anche per giusta causa.

Per altre informazioni sui rapporti "tradizionali" consigliamo i seguenti link:
Contratto di collaborazione coordinata e continuativa stipulato con aziende private,
Contratto di collaborazione coordinata e continuativa stipulato con enti pubblici,
Contratto di collaborazione occasionale,